Ordunque Marseille è così brutta? Brevi appunti su una serie aerea

Le premesse erano pessime, siamo d’accordo, viste le recensioni francesi, tanto violente da farmi dubitare che potesse essere così brutta, Marseille. Devo dire che mi sono ricreduto: raramente ho visto una serie così curata, ma così mal scritta e, di conseguenza, male interpretata. Non che formalmente il continuo abuso di visioni aeree, distorsioni incluse, o la musica onnipresente e la fotografia piatta aiuti a ritenerlo formalmente un prodotto di qualità, sia ben chiaro.

Ricapitoliamo la trama: siamo negli ultimi giorni prima del passaggio delle consegne, previsto da anni, fra il sindaco di Marsiglia da tanti anni, il vecchio volpone interpretato da Gérard Depardieu, e il suo delfino e vice, il manco poi così giovane Benoit Magimel. Un legame molto forte, che ovviamente lascerà subito spazio alla ribellione, all’uccisione del proprio padre politico. Il tutto senza che nessuno dei due dimostri mai una vera abilità politica, o risolva l’equazione del potere con mezzi diversi rispetto al solito ricorrere alla criminalità organizzata, che da quelle parti non manca.

marseille02

Si è parlato di una House of Cards alla francese, vista la produzione Netflix e l’ambientazione fra politica, malavita e malaffare. In fondo anche Suburra, altra creatura originale del colosso americano dello streaming, si muoverà su quei territori, definendo la linea editoriale dei prodotti internazionali. Il paragone è impietoso, tanto raffinata è la scrittura di quella serie, tanto approssimativa è la caratterizzazione di personaggi e complesse vicende politiche in Marseille. Siamo di fronte a una soap sopra le righe come una tammurriata di Mario Merola, in cui sembra tutto ridursi a legami di sangue, chi scopa con chi; la macchina della politica è ignorata, riducendo gli affascinanti misteri della creazione del potere, oltre che della seduzione dell’elettorato, a una specie di partita a rubamazzo.

Ossessionato dalle visioni aeree di Marsiglia da mal di mare, propinate ogni attimo, dimentica la lezione della grande tragedia che vuole rievocare: impossibile creare pathos senza delineare personaggi degni di farci emozionare. Se avrete la pazienza di non cedere dopo il primo episodio – ammetto di averne avuto la tentazione – proseguirete in calando sbalorditi per la rozzaggine di alcuni “colpi di scena” e con la speranza da crocerossini della serialità che migliori, che non possa risolversi tutto in una vicenda così prevedibile e banale.

Poi arriverà l’8° e ultimo episodio, però. Senza che niente cambi.